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lunedì, maggio 31, 2004

NELLA CITTA' C'E' UN CASTELLO...

Nella città c'è un castello, o meglio, una corte d'armi che era collegata alla cinta muraria sulla propaggine nord ovest dell'antico pentagono fortificato. Una corte d'armi perché, come spesso accade ai castelli costruiti sul confine della città, essi dovevano essere inespugnabili dall'esterno ma accessibili alla vita urbana dal lato interno.

Il castello contiene due torri molto antiche: una più bassa (torre Grimani) e l'altra altissima (torre Donà) che sembra un grande braccio proteso verso l'alto con il suo caratteristico sperone di mattoni rossi.

Per tutti i rodigini il castello è essenzialmente le torri ed è questa l'immagine della città che ancora oggi si offre a chi proviene dalla vasta pianura. Dominare dall'alto il Polesine (dal latino medievale pollicinum = terra paludosa) era storicamente una necessità; per noi cittadini del terzo millennio la visione dall'alto del nostro territorio può rappresentare una presa di coscienza della sua identità.

Qualsiasi progetto finalizzato a rimettere nel circolo vitale della contemporaneità un bene storico non può prescindere da ovvie e proritarie operazioni di conservazione del bene stesso: se possiedo il quadro di un eminente pittore antico, i primi soldi saranno destinati al suo restauro; il costo dell'allestimento museale sarà un problema successivo.

Il nuovo piano di recupero dell'area del castello prevede sostanzialmente questi interventi: la realizzazione di un fronte di tettoie/pensiline in metallo con copertura translucida sul lato di via Grimani e sul fronte di Corso del Popolo per consentire lo svolgersi dei mercatini e del mercato del martedì; ciò potrà avvenire con molti disagi agli ambulanti, ormai definitivamente attrezzati con pulmini con coperture mobili; verrà realizzato un profondo taglio verticale al centro della piazza d'armi, nella direzione di via Sacro Cuore; esso attraverserà per tutta la sua altezza le mura e il terrapieno, per sfociare in un sottoportico ricavato nell'edificio di proprietà comunale prospiciente piazza Tien an men; verrà eseguito uno scavo archeologico per riportare alla luce le fondazioni delle modeste case Grimani sul fronte di piazza Matteotti ma non le antiche strutture del porto fluviale sull'Adigetto, una nuova pavimentazione in legno delimiterà i bordi dell'antica darsena e il ricordo del porticciolo interno sarà affidato ad un discutibile "effetto acqua" ottenuto con una vernice di resina applicata sulla pavimentazione in porfido; verrà realizzato un collegamento pedonale anche sul fronte sud (verso la chiesa del Duomo) per consentire il giro esterno delle mura del castello; nella corte d'armi, una nuova pensilina per avvenimenti collettivi, un teatro verde gradonato e una ludoteca ricavata nei sotterranei esistenti dovrebbero realizzare le attrezzature necessarie ad una maggiore frequentazione dello spazio interno murato.

E' difficile essere d'accordo con chi, per valorizzare un vaso antico, lo riempie di buchi e poi lo utilizza come un colapasta; ma tant'è, la cinta del castello e il suo terrapieno verrebbero tagliati a metà come un popone per poterli attraversare da est a ovest.

Il progetto tace sul recupero di torre Donà che per molti rodigini è in sostanza il castello; perché non renderla nuovamente visitabile? Chi, in tempi passati, ha potuto accedervi, ha un ricordo incancellabile dello straordinario giro d'orizzonte che è possibile cogliere dalla sua sommità.

Nell'ottima relazione storica del Prof. Traniello si parla di antiche segnalazioni luminose lanciate verso le varie fortezze d'Arquà, Este, Monselice; perché non ricostruire queste connessioni luminose con il territorio come una sorta di network, magari con luci laser?

Il piano di recupero individua un costo dell'intervento in quasi dieci miliardi di vecchie lire; non sarebbe ragionevole spendere parte di questa somma per restaurare e rendere accessibili tutte le strutture antiche, le torri, i camminamenti di ronda, i terrapieni?

Nel giudizio sulla bontà del progetto pesa negativamente il completo silenzio sul destino urbanistico dell'area a sud del castello, quella compresa tra la torre Donà e il Liceo Classico Celio; si tratta di un'ampia area di proprietà comunale (ex caserma dei VV.FF.), pressoché ignota ai rodigini anche se centralissima; essa è visitabile sia accedendovi da nord dal cancelletto dell'Auser che a sud da vicolo Donadoni, dal portone del parcheggio dei mezzi comunali. Chi avrà voglia di fare quattro passi potrà rendersi conto della straordinaria visione del terrapieno del castello, ancora perfettamente conservato e delle mura che colà si offrono poderose. Com'è stato possibile non inserire nel piano anche una progettazione che valorizzi quest'area?

Non vorremmo correre il rischio di lasciare quest'immagine di grande fascino e l'utilizzo di quest'area strategica ai pochi fortunati possessori delle future abitazioni che, temiamo, verranno ivi realizzate.

Quando era all'opposizione l'attuale Amministrazione pretese un referendum affinché i cittadini si esprimessero sul progetto di riordino del Corso del Popolo ora accantonato; il piano di recupero del castello è certamente una buona occasione per conoscere cosa pensano i rodigini di questo progetto che noi, sinceramente, non ci sentiamo di condividere.

Città Futura Rovigo

inviato da quatermass | 23:57 commenti